
Negli ultimi anni, un termine provocatorio ma sempre più diffuso ha iniziato a descrivere con sorprendente precisione l’evoluzione di molte piattaforme digitali: “enshitification”. Nato nel dibattito tecnologico anglosassone, il concetto indica il progressivo deterioramento della qualità dei servizi online, spesso a scapito degli utenti, in favore di strategie di monetizzazione sempre più aggressive.
Il fenomeno segue uno schema ormai riconoscibile. In una prima fase, le piattaforme si concentrano sull’attrarre utenti offrendo servizi efficienti, gratuiti o altamente competitivi. Successivamente, una volta consolidata una base ampia e fidelizzata, iniziano a privilegiare gli interessi delle aziende partner e degli inserzionisti. Infine, nella fase più avanzata, l’esperienza utente viene ulteriormente sacrificata per massimizzare i profitti, con un aumento di pubblicità invasive, algoritmi meno trasparenti e una riduzione della qualità complessiva.
Questo processo non riguarda un singolo settore, ma si estende trasversalmente: social network, motori di ricerca, piattaforme di streaming e marketplace online. Gli utenti si ritrovano così intrappolati in ecosistemi da cui è difficile uscire, sia per l’assenza di valide alternative sia per la dipendenza costruita nel tempo.
Le conseguenze sono molteplici. Da un lato, si assiste a un peggioramento della fiducia nei confronti delle grandi aziende tecnologiche. Dall’altro, emergono nuove dinamiche di consumo digitale, con una crescente attenzione verso servizi decentralizzati, open source o a pagamento che promettono maggiore trasparenza e rispetto dell’utente.
Tuttavia, invertire la rotta non è semplice. Il modello economico dominante nel digitale si basa sulla raccolta dati e sulla pubblicità, elementi che incentivano proprio quelle pratiche criticate dall’enshitification. Alcuni esperti suggeriscono che regolamentazioni più stringenti e una maggiore consapevolezza degli utenti possano rappresentare un primo passo verso un ecosistema più equilibrato.
In definitiva, l’enshitification non è soltanto un termine provocatorio, ma una lente critica attraverso cui osservare il presente e il futuro del web. Comprenderne i meccanismi significa anche interrogarsi sul ruolo degli utenti, delle aziende e delle istituzioni nella costruzione di uno spazio digitale più sostenibile.