
La Cina ha attivato un nuovo sistema centralizzato di identificazione online che sostituisce il precedente modello decentrato. Ogni cittadino avrà un solo profilo digitale, validato tramite documento d’identità, numero di telefono e riconoscimento facciale, eliminando la necessità di registrarsi più volte su diverse piattaforme.
Secondo il Ministero della Sicurezza Pubblica, il sistema mira a semplificare l’accesso ai servizi online, tutelare la privacy e prevenire frodi. Tuttavia, numerosi osservatori sollevano dubbi sull’impatto sulla libertà digitale, temendo un rafforzamento del controllo statale.
L’identità digitale, per ora facoltativa, si attiva tramite un’app governativa e assegna agli utenti un “numero web” e un “certificato web” da usare per autenticarsi. Il sistema è già integrato su 67 piattaforme, tra cui WeChat, Taobao e Douyin. In alcune aree, come la provincia dell’Anhui, l’uso del sistema statale è ormai obbligatorio per accedere ai servizi locali.
Già oltre sei milioni di persone si sono registrate. Ma secondo i critici, il nuovo sistema potrebbe limitare la libertà di espressione e, se applicato su larga scala, permettere l’esclusione dagli spazi digitali e dai servizi essenziali di chi viene ritenuto “anomalamente attivo”.