
Ogni richiesta a un chatbot attiva enormi data center che consumano quantità crescenti di energia. Queste infrastrutture, fondamentali per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, stanno però diventando un nodo critico per l’Europa, dove la rete elettrica fatica già a sostenere la domanda attuale.
Mentre gli Stati Uniti guidano il settore per numero di strutture, l’Europa punta a colmare il divario, affrontando però costi energetici sempre più elevati. Secondo un rapporto del think tank Interface, senza interventi urgenti il rischio è quello di investimenti inefficaci e insostenibili, con impatti economici e climatici significativi.
I nuovi data center per l’IA richiedono potenze enormi, paragonabili al consumo di centinaia di migliaia di famiglie, mettendo sotto stress infrastrutture non progettate per questi carichi. L’addestramento dei modelli più avanzati comporta già oggi consumi paragonabili a quelli di intere città, e la domanda globale è destinata a più che raddoppiare entro il 2030.
Il risultato è una crescente congestione della rete, con tempi di allaccio più lunghi, costi in aumento e progetti rallentati o ridimensionati, nonostante l’interesse degli investitori.